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venerdì 30 dicembre 2016

Come va a finire


“TORIA, TORIA, TORIA” con insistenza reclama Edoardo, occhi grandi e verdi.
“Quale?”
“GIGI!"

Vuole leggere la storia di Luigi, per la settantacinquesima volta dall’inizio dell’anno scolastico Edoardo vuole sfogliare ancora quelle quindici pagine rettangolari piene di parole e disegni. 
Apro la borsa, è lì che ho il cofanetto magico, un piccolo raccoglitore con dentro tre storie scritte in comunicazione aumentativa alternativa.

“Dov’è il libro? Cercalo tu!”

Appoggio la borsa sulle sue gambe e lui, lesto, infila con forza la mano nelle tasche interne. Una pesca tutta nostra questa, pescare le storie in un mare infinito di fogli sparsi, penne e libri. Il pescatore di storie, deluso, tira fuori un gruzzoletto di mappe concettuali raccolte dentro una foderina trasparente.

-“Guarda bene, nell’altra tasca!”

Eccolo, afferrato! Edoardo tira fuori il magico cofanetto, la pesca stavolta è andata a buon fine, sull’amo emerge in tutto il suo splendore l’ambita preda, uno scrigno di carta con dentro il tesoro.

“Dai, ora prendi la storia che vuoi leggere”. Sul lato corto del cofanetto vede i profili rilegati di 3 libretti, tutti e tre da sfilare con un preciso e sicuro aggancio di pollice ed indice uniti. 
Ne mira uno, lo prende, lo tira verso di sé mentre io mi allontano in direzione opposta ed ecco fatto, la storia è liberata.

Prendo una sedia, mi metto alla giusta distanza, che mica è semplice, non vuole averti troppo vicino - e infondo ha pure ragione a pretendere i suoi spazi -  ma se siamo troppo lontani poi non riusciamo a leggere insieme, insomma improvvisiamo un "balletto preambolo" fino a che la triangolazione  libro - Prof - Edoardo diventa quella giusta per dare inizio al sacro rito della lettura. 

-“Adesso gira la pagina!”
Prende 5-6 pagine e con forza gira. 
-“Dobbiamo cominciare dall’inizio Edo” gli dico mentre separo la prima pagina dalla seconda. Riprova! 
Adesso possiamo partire, ci siamo, inizia la storia.

Col suo indice tra la mia mano scorriamo insieme dentro le parole, ogni parola un simbolo, un disegno racchiuso in un quadrato. Ci arrampichiamo lungo le lentiggini di Luigi fin sopra i suoi capelli rossi, scivoliamo sui capricci che fa quando non vuole mangiare il minestrone e poi giù fino a quando il papà travestito da mago trasforma, armato di frullatore, il disgustoso mix di bieta broccoli e carote in un buonissimo passato di verdure!

Edoardo gira l’ultima pagina, al posto dei rettangoli con parole e disegni ora c’è un ghirigoro bianco su sfondo verde, la storia è finita.

 -“ANCOA” protesta dondolando col busto.
- “Ma abbiamo appena finito di leggerla la storia di Luigi…”
-“ANCOAAA” insiste con un urlo imperativo.
- “Adesso però leggi tu, ok?”
-“TI”
-“Luigi ha  i capelli…”
-“ROTTI”
-“e le lentiggini sul…”
-“NATO”

E parte di nuovo, anche per lui, anche per Edoardo, l’eterno incanto delle storie, quello che proviamo tutti ogni volta che apriamo la prima pagina di un libro insieme alla trepidante voglia di arrivare alla fine. Anche se quel libro lo abbiamo già letto e riletto, semplicemente per l’ineffabile e immortale gusto di sapere “come va a finire”.

3 commenti:

  1. Francesco,è bellissimo questo tuo articolo. Descrive tutta la magia che si crea quando si instaura il rapporto giusto tra prof e alunno, cioè una relazione fatta di ascolto,di attese, di bene e reciprocità!

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  2. Grazie Romi per il bel commento!! E grazie per la condivisione reale di questa esperienza!

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